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8 dicembre 2016

DREAM ON di Tania Paxia | New BOOK to MARK

Rubrica ideata da me, il cui titolo gioca con il nome del blog stesso: "BOOK" e "MARK".
In questo appuntamento settimanale troverete le novità in libreria da non perdere e da aggiungere alla vostra Wishlist!

Miei carissimi lettori,
finalmente riesco a parlarvi di DREAM ON il nuovo romanzo di Tania Paxia!!! 
Scopriamo insieme la trama di questo romance/fantasy nel quale saremo trasportati in mondi paralleli, tra sogno e realtà !
Se avete letto Sono io Taylor Jordan ! di certo non potete farvelo sfuggire, perché si tratta del romanzo scritto da Taylor, ovvero la nostra grafica preferita Meggie Clarke !! *-*

Informazioni e Trama

Titolo: Dream On
Autore: Tania Paxia
Editore: Self-publishing
Genere: Narrativa (rosa) – Fantasy
Data di uscita 16 novembre 2016

Sinossi: E se l'inconscio si fondesse con la realtà?


«I sogni sono labili e leggeri. Si dissipano in un soffio, senza neanche dare il tempo di rendersene conto.»


Lo sa bene Thea Palmer, psicologa specializzata in psicoanalisi e nell'interpretazione dei sogni. Soprattutto da quando un suo paziente, Paul Kusac, dice di vedere in sogno una San Francisco distrutta abitata da persone rifugiate nei sotterranei o all'interno dei grattacieli per sfuggire alle guardie in ricognizione. Quello che Kusac dice di vedere in sogno è un mondo parallelo, governato da Hypnos, il Dio del Sonno. Thea cerca di convincerlo in tutti i modi che quel mondo da lui descritto (seppur nei minimi particolari) è soltanto un sogno ricorrente che rispecchia l'animo irrequieto dell'uomo. Ma Kusac, durante una seduta, le rivela qualcosa sulla sua vita privata: qualche particolare riguardante la sua adolescenza burrascosa e sulla morte prematura del suo fidanzato Adam. Da quel giorno, Thea, viene tormentata da continue visioni sul suo ex fidanzato morto. In più, altri pazienti sembrano sognare quella città devastata e ricevere dei messaggi in codice da parte di un certo Flynn. Quando anche la sua quasi-sorella minore ha gli stessi disturbi, le sue certezze cominciano a vacillare, pensando addirittura di essere nel bel mezzo di un esaurimento nervoso. La sparizione del suo collega e fidanzato Blake, durante un week-end romantico, non può far altro che peggiorare la situazione. Ma ciò che scoprirà dopo, forse, potrà aiutarla a salvare Blake dalle grinfie di Hypnos e dai suoi subdoli piani.


Questo romanzo è nato dalla storia scritta da Meggie Clarke in "Sono io Taylor Jordan!"

Biografia
Tania Paxia vive a Bibbona, un paesino nella provincia di Livorno. Frequenta la facoltà di Giurisprudenza (Magistrale) di Pisa e una delle sue grandi passioni è scrivere.
Nicholas ed Evelyn e il Diamante Guardiano” è il suo primo romanzo. Il racconto che segue “Nicholas ed Evelyn e il Dragone Carbonchio” è uscito il 1 marzo 2015. Il secondo della serie “Nicholas ed Evelyn” è in fase di scrittura. Nel frattempo, ha scritto altri libri: “La Pergamena del Tempio” un giallo su base storica edito da Europolis Editing, in ri-pubblicazione autonoma il 14 agosto 2015, un paranormal “Il marchio dell’Anima EVANESCENT The Rescuer of Souls #1”, un fantasy “La cacciatrice di stelle”, una commedia romantica intitolata “Sono io Taylor Jordan!” e i romanzi rosa intitolati “Ti amo già da un po’”, “Prima che arrivassi tu”, “The Woden’s Day”, “Le strane logiche dell’amore” che hanno avuto un discreto riscontro tra i lettori.


Capitolo uno

“E poi…” il signor Kusac sospirò, dopo aver fatto una smorfia sprezzante, come se gli avessi chiesto di catturare la Luna. “E poi mi sono svegliato. Che domande”.
Ecco, appunto. Il nervosismo del signor Kusac veniva fuori anche per la più piccola sciocchezza. Non come quando lo avevo conosciuto, ma rimaneva pur sempre un caso delicato da non trascurare. Era uno dei miei pazienti da quando lo avevano dimesso dall’istituto psichiatrico dal quale era uscito sei mesi prima. Diceva di vedere cose strane nei sogni e, dopo qualche tempo, accadevano sul serio. Questo, però, era quello che lui affermava. Paul Kusac aveva cinquant’anni e una carriera da poliziotto alle spalle. Ma, dopo un caso irrisolto, aveva iniziato a dare i numeri. Letteralmente. Scriveva cose senza senso dove capitava: sui fogli, sui libri, sui tavoli, sui muri, pavimenti, porte…ovunque gli capitasse. Sua moglie lo aveva lasciato e fatto internare, stremata dai suoi comportamenti schizofrenici e oltre il limite della pazzia. Dopo due anni, era stato dichiarato idoneo al ritorno alla vita di tutti i giorni, seguito da una psicoterapeuta – la sottoscritta – che collaborava con l’istituto di igiene mentale di Pasadena, in California.
Il suo sguardo, per un istante, si fece serrato, come in preda a una furia omicida, poi prese un respiro profondo e strinse la mandibola squadrata, coperta da un sottile strato di barba ingrigita. I suoi occhi color castano chiaro rimasero a contemplare il soffitto per alcuni secondi, del tutto abbandonati a chissà quale pensiero, prima di voltarli nella mia direzione. “Allora, secondo lei, che significa? Che sto diventando pazzo? Di nuovo?” si aggiustò le gambe sulla morbida poltrona di finta pelle nera del mio studio, per accavallarle; poi cominciò a giocherellare con le dita delle mani, con le unghie mangiucchiate a sangue poggiate sul petto. Arpionò il mio sguardo e non sembrava intenzionato a mollarlo fin quando non avessi risposto alla sua domanda.
“Non si arrovelli il cervello per i sogni. I sogni”, feci una pausa, cercando di scegliere le parole giuste da rivolgergli, “sono solo sogni. Il più delle volte non hanno senso, mentre nelle altre occasioni è soltanto il nostro subconscio che ci ricorda qualcosa che abbiamo ignorato, qualcosa che non ci è chiaro, qualcosa che non vogliamo ammettere o che desideriamo con tutto il nostro animo, ma che, nella vita, purtroppo non si realizza. Sono i nostri desideri più reconditi che vengono fuori durante il sonno”.
Ero fiera di me per aver tirato fuori quelle precise parole, così, d’impulso. Sperai che fossero sufficienti a fargli capire il concetto. Ma non esiste una persona più sorda di chi non vuol sentire.
“E come se lo spiega il fatto che io veda volti di persone a me sconosciute e quella città devastata?” sbatté le palpebre più di una volta, alterato dalla piega che stava prendendo la nostra chiacchierata.
“La sua mente potrebbe aver veicolato varie informazioni prese da notiziari, film di azione, oppure dalla vita di tutti i giorni, persino da una camminata per strada, e rielaborate durante la fase R.e.m.”. Lo fermai con un gesto della mano prima che potesse interrompermi. “Non sa da quante informazioni il cervello è bombardato ogni giorno. Pensi a quando è entrato in questo edificio”. Provai ad esporgli un esempio pratico: “Si ricorda i volti di ogni persona che ha incontrato durante il tragitto? I suoi occhi sì, ma la mente ha selezionato soltanto i pochi dati della quale aveva bisogno. Non se li ricorda, ma se ci riflette con attenzione, i volti offuscati, pian piano, diventano chiari e limpidi”.
Si alzò di scatto, fermandosi a sedere. Ebbi un sussulto quando serrò ancora quegli occhi enigmatici. “Mi hanno detto che lei pratica l’ipnosi. Se non mi crede in questo stato, potrebbe credermi nell’altro”.
Praticavo l’ipnosi? Sì, quando ero una ragazzaccia che voleva sbarcare il lunario, raggirando qualche povero malcapitato. Scossi il capo con vigore, facendomi il solletico sul volto con i ciuffi di capelli dal taglio moderno, scalato. Mi portai il pollice e l’indice intorno al setto nasale, massaggiandomi gli incavi degli occhi. Sbuffai. “Chi le ha detto una cosa simile?”
Kusac sorrise beffardo lasciando intravedere dei denti marroni, colpa delle tante sigarette che si fumava e della carenza igienica dovuta alla depressione. Dovevamo ancora lavorare su quell’aspetto. Era già tanto se adesso fosse in grado di dialogare con le persone e non gli urlasse addosso cose senza senso, ringhiando come un cane randagio. “Me lo ha detto una persona, in sogno”.
Che cosa ne pensate?
Lo avete già letto?

Io spero proprio di leggerlo presto!

Buone letture,



19 agosto 2016

LE STRANE LOGICHE DELL’AMORE di Tania Paxia | Recensione

Miei cari Bookworms,
oggi vorrei parlarvi di LE STRANE LOGICHE DELL'AMORE  di Tania Paxia, un romanzo  p e r f e t t o  per tutti coloro che sono alla ricerca di un romanzo divertente, spensierato e romanticissimo da leggere in queste serate estive! In più è ambientato a Londra!!

---> Come al solito, la recensione è SPOILER FREE ! <---

Informazioni e Trama

Titolo: LE STRANE LOGICHE DELL’AMORE
Autore: Tania Paxia
Editore: Newton Compton Editori
Data di pubblicazione: 4 maggio 2017
(ho letto il libro nella versione autopubblicata, agosto 2016)
Lingua: italiano
AMAZON | GOODREADS
TRAMA: «Non scapperai anche tu, vero?» ingoiò la saliva, facendo sussultare il pomo d’Adamo. 
«Se non scapperai prima tu, no». 

Cameo ha ventisei anni e vive a Londra, insieme al suo fidato Flash, il Basset Hound di due anni con il quale condivide l’appartamento. Gestisce un blog letterario e per mantenersi lavora nella sala da tè di sua madre a Notting Hill. Ha una vita piuttosto monotona, fatta di passeggiate nel parco, di letture notturne, di pettegolezzi e di sabati di shopping insieme a sua cugina Nancy, prossima alle nozze. Tutto questo cambia, quando riceve un libro da recensire in anteprima esclusiva. Un libro che la porterà a oltrepassare ogni logica, pur di scoprire il mistero che si cela dietro al nome dell’autore... 
Tristan Moseley, Canterbury, Kent, 1986, prima di dedicarsi alla scrittura si laurea in letteratura inglese al King’s London College e compie dei viaggi intorno al mondo come inviato di alcune riviste scientifiche e d’informazione. 
Ma chi è davvero Tristan Moseley? È davvero l'autore di Sweet Olivia, il libro che Cameo ha ricevuto in anteprima? Tra vari dubbi, inseguimenti, concerti e glow party, cercherà di trovare la soluzione, lasciandosi guidare dai propri sentimenti. 
Cameo Pink vive a Londra insieme al suo Basset hound, Flash, dividendo il tempo tra il lavoro alla sala da thè di sua madre e la gestione del suo famoso book blog, dopo che il suo storico fidanzato l’ha lasciata per una svedese.
La routine di una vita in stallo a causa della delusione amorosa, viene improvvisamente spezzata dall’arrivo di un libro da leggere e recensire in anteprima mondiale… ma il libro in questione sembra celare un mistero che Cameo è determinata a svelare ad ogni costo.
Tra bugie, wedding planning, buffi inseguimenti, sensuali Glow party e incontri più o meno voluti dal destino, Cameo impegnerà tutta se stessa pur di scoprire la verità nascosta dietro l’autore di Sweet Olivia.
L’amore, tuttavia, risponde a logiche inaspettate e Cameo si troverà a dover fare i conti con sentimenti imprevisti e una verità che rischia di lasciarla scottata.

Non c’è nulla da fare, Le Strane Logiche dell’amore di Tania Paxia mi è piaciuto tantissimo!
Fin dal momento in cui ho letto la trama sapevo che questo libro mi sarebbe piaciuto e, una volta finito, non posso che confermare la mia intuizione iniziale.
D’altronde, come resistere ad un romanzo la cui protagonista è una book blogger e per di più ambientato nella mia amata Londra?!

Tutto era cominciato per scoprire il mistero che c’era dietro a quella faccenda, ma da quando lo avevo incontrato, oltre alla curiosità di sapere se fosse lui l’autore di Sweet Olivia, in me si era insinuata anche la voglia di conoscere l’uomo, anziché lo scrittore. Era stato un imprevisto che non avevo messo in conto.

E’ proprio il caso di dirlo… galeotto fu il libro… Le strane logiche dell’amore mi ha completamente conquistata, grazie ai suoi rifermenti all’universo dei blog e dell’editoria, a personaggi e situazioni molto divertenti e originali (il glow party vince su ogni cosa!!!). Il tutto arricchito dalla magia, i colori e quel pizzico di ordinaria follia che si respira nei più particolari quartieri di Londra.

Se mi seguite da un po’, sapete che adoro letteralmente i romanzi di Tania Paxia perché sono spensierati, mai scontati, dolci e mi lasciano addosso sempre una bellissima sensazione di felicità e leggerezza dell’animo.

I suoi personaggi hanno sempre quel qualcosa che li rende speciali e irripetibili, quelle sfumature caratteriali capaci di plasmarli a 360°.
Anche Le strane logiche dell’amore è popolato da personaggi davvero fuori dal comune: Cameo Pink, book blogger, è un’avida lettrice che spesso preferisce immergersi tra le pagine di un libro piuttosto che affrontare la realtà di una delusione amorosa che stenta a superare; Nancy, cugina di Cameo, è una ragazza raggiante, allegra e con quel pizzico di pazzia che la rende l’amica che tutte vorremmo avere. Come non menzionare Ginger, la mamma di Cameo Pink, hippy nell’anima e artista nel sangue che gestisce una coloratissima Sala da thè  "Ginger Tea" nel cuore di Notting Hill. E poi, c’è Tristan, il misterioso autore di Sweet Olivia, l’affascinante scrittore (*sospira*) che ruba letteralmente il cuore di Cameo (e anche il mio!) .

“Sono le strane logiche dell’amore”,
continuò a parlare a bassa voce, anche se non ve ne era motivo.
“Quando hai perso le speranze, ecco che all’improvviso il destino ti sorprende []

In  Le strane logiche dell’amore, ho notato una grande crescita nello stile di Tania Paxia: ho sempre trovato i suoi libri ben costruiti e scritti in maniera limpida e coinvolgente, ma questa volta il libro mi è sembrato addirittura superiore rispetto ai precedenti.

Le Strane Logiche dell’amore di Tania Paxia è una storia d’amore davvero brillante da leggere tutto d’un fiato, da gustare sorseggiando una tazza del vostro thè preferito… un romanzo capace di far sognare grazie a quello spirito tipico delle più belle commedie romantiche inglesi di qualche anno fa, di quelle in cui l’amore vero è in grado di superare ogni ostacolo o incomprensione e dove un libro può davvero cambiare la vita.

Rating in Segnalibri:
4.5

La storia di Cameo Pink e di come un libro le ha cambiato la vita e riscaldato il cuore.
 Che cosa ne pensate? 
Lo avete letto?
Non posso fare altro che consigliarvelo e augurarvi,
Buone Letture!

4 giugno 2016

New BOOK to MARK | TI AMO MA NON LO SAI di Tania Paxia

Rubrica ideata da me, il cui titolo gioca con il nome del blog stesso: "BOOK" e "MARK".
In questo appuntamento settimanale troverete le novità in libreria da non perdere e da aggiungere alla vostra Wishlist!

Cari Bookworms,
oggi ho il piacere di presentarvi una novella che non potete assolutamente perdere!
Si tratta di TI AMO MA NON LO SAI di Tania Paxia, una novella prequel del romanzo Ti amo già da un po' , che ho adorato incredibilmente e del quale vi lascio la mia recensione --> qui

Informazioni e Trama

Titolo: Ti amo ma non lo sai
Autore: Tania Paxia
Editore: Self-publishing
Disponibile dal 1 giugno 2016 
Genere: Narrativa (rosa)
Prezzo: 0,99€
AMAZON (ebook) | AMAZON (cartaceo) | GOODREADS

Link al blog Autrice
Sinossi:
"Vorrei tanto avere il coraggio di dirtelo".  
Harper è un gran sognatore e si divide tra i suoi compiti e le tesine che May, la sua migliore amica, continua a rimandare perché non ha tempo di leggere i libri consigliati dal gruppo di lettura della scuola. May (detta Trilli) è una ragazza dolce e piena di energie che non si ferma mai, neanche di fronte alle indagini dell'agenzia investigativa di Jack Pierce, nella quale lavora non ufficialmente part-time nel tempo libero o quando non aiuta la signora Pierce in libreria. Durante un'operazione sotto copertura una disattenzione di May la porta ad ubriacarsi a una festa e Harper non può far altro che correre in suo soccorso, ma non senza conseguenze.
Ma quando May inizia a guardarsi intorno e a uscire con sempre più ragazzi, in particolare Owen O'Brian il capitano della squadra di baseball, Harper inizia ad avere qualche dubbio sul voler rimanere suo amico. Sotto la guida di Syd, sua sorella minore, alla fine, sarà costretto a organizzare un piano per avere l'ultima possibilità di esprimere i sentimenti che prova nei confronti di May. Ma non tutto ciò che viene programmato va sempre nel modo prestabilito...

Il prequel di Ti amo già da un po
È consigliata (ma non è indispensabile) la lettura del romanzo.

Tania Paxia vive a Bibbona, un paesino nella provincia di Livorno. Frequenta la facoltà di Giurisprudenza (Magistrale) di Pisa e una delle sue grandi passioni è scrivere.
Nicholas ed Evelyn e il Diamante Guardiano” è il suo primo romanzo. Il racconto che segue “Nicholas ed Evelyn e il Dragone Carbonchio” è uscito il 1 marzo 2015. Il secondo della serie “Nicholas ed Evelyn” è in fase di scrittura. Nel frattempo, ha scritto altri libri: “La Pergamena del Tempio” un giallo su base storica edito da Europolis Editing, in ri-pubblicazione autonoma il 14 agosto 2015, un paranormal “Il marchio dell’Anima EVANESCENT The Rescuer of Souls #1”, un fantasy “La cacciatrice di stelle”, una commedia romantica intitolata “Sono io Taylor Jordan!” e i romanzi rosa intitolati “Ti amo già da un po’”, “Prima che arrivassi tu” e “The Woden’s Day” che hanno avuto un discreto riscontro tra i lettori.

Keene, New Hampshire
25 Novembre 2005
Ore 00:50 circa.

Ero uno sfigato colossale. No, sul serio. Altrimenti non si spiegava perché mi trovassi nel mio letto, insieme a una ragazza…
Mi correggo: sdraiato accanto a una ragazza in catalessi. E non era una ragazza qualsiasi. No. Era la mia amica May. La mia migliore amica.
Più la guardavo dormire, più mi chiedevo come una ragazza con una faccia così dolce potesse combinare un disastro dopo l’altro senza averne la minima idea. Stavolta May si era sbronzata a una festa, e mia sorella minore Syd mi aveva aiutato a riportarla a casa prima che la situazione potesse degenerare con l’intervento della polizia in seguito alle lamentele del vicinato. E se la polizia l’avesse trovata lì, sarebbe stato un disastro, dato che suo padre era un poliziotto.
Appena entrati May aveva continuato a cantare un motivetto di una canzone e fui costretto a tapparle la bocca per evitare che i miei genitori la sentissero. Syd, invece, era salita per le scale in fretta e mi aveva lasciato la responsabilità di prendermi cura di May, con la scusa di essere esausta. Esausta…il problema era che non ne aveva voglia. Questo significava che avrei dovuto salire le scale con più di cinquanta chili tra le braccia. Non è che fossi poi così forzuto: ero flaccido, quello sì, per via di qualche chilo in più e i rotolini di ciccia sulla pancia. Non che fossi grasso, eh. Solo un po’…diversamente in forma, ecco. O paffuto, come diceva sempre May. Ma, alla fine, dopo una sudata memorabile, ero riuscito a portarla in camera mia sana e salva e, soprattutto, senza destare l’attenzione dei miei genitori che dormivano nella stanza di fronte alla mia.
Ed eccoci lì, avvinghiati – non per il motivo che speravo – l’una all’altro: May con un braccio che mi avvolgeva il busto e i piedi rannicchiati tra le mie gambe, gli occhi chiusi, l’espressione stanca e disgustata e un alito che sapeva di alcol e fragola. Io ero immobile, voltato verso di lei, di fianco, con gli occhi ben aperti a osservare le sue labbra gonfie e con ancora un lieve strato di rossetto rosa chiaro. Sarò stato anche il suo migliore amico da una vita, ma diamine ero anche un ragazzo di diciassette anni con gli ormoni in subbuglio che aveva accanto la ragazza dei suoi sogni. Eravamo abituati a condividere il letto qualche volta, a dir la verità. Lei non lo sapeva ma per me, ogni santissima volta era una tortura allucinante, perché sapevo che non sarebbe successo niente di particolare, a parte un piccolissimo bacio della buonanotte sulla guancia, in stile May, accompagnato da una sbruffata con le labbra sulla mia guanciotta paffuta. Si divertiva un mondo…lei. 
Io un po’ meno. Ma che potevo farci? Eravamo gli amici inseparabili Peter e Trilli da una vita, quindi era logico che May si comportasse quasi come una sorella nei miei confronti. Lei era anche figlia unica, quindi la sua famiglia mi aveva praticamente adottato. Per me non era la stessa cosa. Nel senso che era un po’ – forse da sempre – che non la consideravo come una sorella, perché beh…con mia sorella Syd non mi comportavo da tonto, non avevo il batticuore quando lei mi guardava. Non mi incantavo quando sorrideva, non arrossivo quando mi dava un bacio sulla guancia e non mi venivano certi impulsi quando era vicino a me. Io avevo fatto il confronto e, davvero, per me Syd e May non erano affatto la stessa cosa. Ma nel modo più assoluto. 
Il problema era che non potevo dirglielo. Si sarebbe messa a ridere e mi avrebbe detto: “Harper, ma che ti sei bevuto?” le avrei risposto: “cioccolata calda corretta col rum” e mi sarei aggregato alle sue risate per salvare la situazione. Meno male sapevo come tenere i segreti, altrimenti sarebbe stata la fine della nostra amicizia e io non volevo perdere May, per niente al mondo. Quindi non mi restava altro da fare che comportarmi come sempre e amarla di nascosto, così da poterla avere sempre vicino a me e impedirle di starmi lontano. Meglio esserle amico e vederla ogni giorno, piuttosto che litigare con lei e non vederla più.
Che cosa ne pensate?
Io non vedo l'ora di tornare a leggere di May e Peter.. *_*

Buone Letture,

16 marzo 2016

New BOOK to MARK | THE WODEN'S DAY di Tania Paxia

Buongiorno Bookworms!
Oggi vi scrivo per presentarvi THE WODEN'S DAY, il nuovo romanzo di Tania Paxia. 
Se seguite già da un po' il mio blog, saprete che adoro questa autrice e i suoi romanzi autopubblicati. I suoi libri sono un concentrato di romanticismo e simpatia, che ogni volta mi lasciano sempre di buon umore per diversi giorni. Questo è il potere dei bei libri! 
Ho deciso, quindi, di dedicarle l'appuntamento di questa settimana della mia rubrica New BOOK to MARK perché Tania Paxia ha al suo attivo talmente tanti romanzi, che ormai nella sezione Spotlight on... ci stava un po' stretta. XD

The Woden's Day di Tania Paxia, disponibile da domani 17 marzo 2016 (è già possibile preordinarlo!), racconta l'amicizia "di sempre, ma non in pubblico" di Woden e Carter. Tuttavia, la fine del liceo si avvicina, rischiando di far terminare i loro segretissimi incontri del mercoledì "The Woden's Day", appunto. Il Diploma determinerà sul serio la fine ai loro incontri e, di conseguenza, anche alla loro amicizia? O riusciranno insieme a scoprire cosa veramente li lega e a trovare una soluzione?

Informazioni e Trama

Titolo: THE WODEN’S DAY
Autore: Tania Paxia
Editore: Self-publishing
Genere: Narrativa (rosa) – Young Adult
Disponibile dal 17 marzo 2016
(è possibile già preordinarlo)
Prezzo: 1,99€
304 pagine
SINOSSI:
Siamo amici solo il mercoledì sera e quando non siamo in pubblico”. (Woden Audrey Doolittle) 
Woden è una patita della chimica e dell'elettronica, piatta come uno skateboard, occhi e capelli di un castano normale e nessun segno particolare, a parte un dente scheggiato per colpa di una caduta sull’asfalto da piccola e il vizio di tingersi le ciocche di capelli di colore diverso quando ne ha voglia. Per il resto è una normalissima e anonima diciassettenne, un po’ maschiaccio, che ogni tanto d’estate si diletta ancora a correre sui marciapiedi con lo skate. Colleziona montature di occhiali da vista stravaganti e non è il massimo della bellezza, ma a lei va bene così.  
"Sono un pessimo amico del mercoledì". (Carter Fitzpatrick)  
Carter (Saetta) è un pilota Nascar e il suo sogno è di correre nella Spint Cup. È il 'non ragazzo' di Felicia Hadley, la diva del liceo, ma se la spassa con tutto il gruppo delle Cheerleaders, tranne Hannah Jones che per il momento sembra resistergli. Ma lui ama le sfide, anche perché i diciassette anni arrivano una volta sola e non ricapitano più. È una celebrità a scuola da quando in prima superiore era passato dal go-kart a roba più seria. Anche l’aspetto fisico, nel crescere, si era evoluto, facendolo assomigliare più a un bel ragazzo e non più a un ranocchio. Il primo passo era stato togliere l’apparecchio e dopo, tutte quante, erano cadute nella trappola del pilota biondo con gli occhi azzurri...  
Entrambi hanno un segreto: sono amici da sempre, ma non in pubblico. Si incontrano il mercoledì sera, a casa di Woden per prestare fede all'accordo stretto da bambini: il Woden's Day. 
Delle domande, però, iniziano a farsi spazio nei loro pensieri...Il Woden's Day poteva continuare fino al diploma, ma poi? Cosa ne sarebbe stato della loro amicizia senza l'unica cosa che li legava? 
Tra liti, tregue, battibecchi e incomprensioni, Woden con le sue 'teorie' e Carter con la sua 'pratica' cercheranno di trovare una soluzione al problema.
Tania Paxia vive a Bibbona, un paesino nella provincia di Livorno. Frequenta la facoltà di Giurisprudenza (Magistrale) di Pisa e una delle sue grandi passioni è scrivere. 
Nicholas ed Evelyn e il Diamante Guardiano” è il suo primo romanzo. Il racconto che lo segue “Nicholas ed Evelyn e il Dragone Carbonchio” è uscito il 1 marzo. Il secondo della serie “Nicholas ed Evelyn” è in fase di scrittura. Nel frattempo, ha scritto altri libri: “La Pergamena del Tempio” un giallo su base storica edito da Europolis Editing, in ripubblicazione autonoma il 14 agosto 2015, un paranormal “Il marchio dell’Anima EVANESCENT The Rescuer of Souls #1”, un fantasy “La cacciatrice di stelle”, una commedia romantica intitolata “Sono io Taylor Jordan!” e due romanzi rosa intitolati “Ti amo già da un po’” e “Prima che arrivassi tu”. 


[Estratto da THE WODEN'S DAY di Tania Paxia]
  
Middletown – Delaware 
Mercoledì, 3 settembre 2008

“E che cavolo, però. Carter!” gli tolsi di mano il foglietto sul quale aveva appuntato il nome da dare al giorno in cui, d’ora in poi, ci saremmo rivisti fuori dall’orario scolastico. Adesso che lui si trasferiva da suo padre dall’altra parte della città, perché i suoi stavano divorziando, non avremmo più avuto occasione di rimanere ogni sera l’una a casa dell’altro fino a tardi a fare i compiti, a guardare la tv o a giocare ai videogiochi (corse di auto, soprattutto). E neanche tutti i pomeriggi al parco o in biblioteca oppure al cinema di mio padre.
“Wod, ridammelo”. Mi ordinò, agitando i suoi capelli di un biondo scuro dorato, un po’ lunghi a forma di scodella rovesciata, con la riga in mezzo. Me lo strappò dalle mani con una velocità impressionante. I suoi riflessi erano eccezionali, dato che era abituato a correre con i go-kart. Non c’era verso di sorprenderlo con qualche gesto improvviso. Mai. “Devo ancora modificarlo”.
Sbuffai. “Vorrei ben vedere”, con un gesto stizzito raccolsi le braccia al petto, incrociandole. “Audrey’s Day”, scossi il capo, facendomi sbattere le lunghe trecce castane sul volto e sul collo, “è orripilante”.
“Ti ho detto che lo devo modificare, testaccia dura”. Tirò fuori la lingua per farmi una smorfia accompagnata da un mugolio, più simile a un grugnito, in realtà. Sospirò, guardandomi negli occhi castani inumiditi da un leggero velo di lacrime. Era tutto il pomeriggio che piangevo. Non volevo darlo a vedere, ma senza di lui nella casa a fianco, per me sarebbe stato un incubo. Carter era il mio amico del cuore. Però quando mi chiamava testaccia dura, mi saliva l’odio, così lo spintonai, facendolo quasi cadere sul prato di fronte a casa mia. Il nostro gioco preferito, oltre alla Play era l’azzuffamento. Di solito iniziavo sempre io, maschiaccio com’ero.
Mi lanciò un’occhiataccia delle sue, con tanto di broncio e scattò verso di me, togliendomi per dispetto il berretto rosso con la visiera al contrario. Dei ciuffi di capelli sudati mi si scompigliarono sulla fronte. Non mi presi la briga di metterli in ordine, perché ero talmente arrabbiata con lui che gli mollai un pestone sul piede destro.
“Ahhhhiiiiii”, cominciò a saltellare sul posto poggiando tutto il peso sul piede sinistro, stringendosi la scarpa destra con entrambe le mani. Aveva gli occhi chiusi e una smorfia di dolore sul volto paonazzo per via della corsa che avevamo fatto dal parco giochi.
Quando lo prendevo a pugni, il più delle volte, era per dimostrargli il mio affetto, ma non quel giorno. Lo avevo colpito con rabbia, quasi volessi sfogarmi con lui per una cosa della quale non aveva colpa. Avrei dovuto prendermela con i suoi genitori, per quella stupida decisione improvvisa: con sua madre perché aveva preferito la sua carriera di paramedico alla famiglia, mentre con suo padre perché non usciva mai dalla sua officina e dal garage della scuderia per la quale lavorava. Il meno impegnato dei due era sicuramente suo padre, con il quale Carter trascorreva la maggior parte del tempo. Questo anche quando i suoi vivevano sotto lo stesso tetto.
Raccolsi il mio cappellino da terra e me lo rimisi in testa. “Così impari a fare lo scemo”.
Carter digrignò i denti, coperti dai fili metallici dell’apparecchio. “Sei diabolica, Wod”. La sua voce ancora fine e infantile era più acuta del solito. Aveva quasi le lacrime agli occhi dal dolore. Cominciò a guardarmi in cagnesco, dopo che gli avevo risposto con una smorfia trionfante.
“Hai cominciato tu, con quel nome del cavolo. Perché non lo chiamiamo Fitzpatrick’s Day?” mi strinsi nelle spalle. “Sei tu che tornerai qui ogni mercoledì, non io”, feci la voce grossa. “Sì, dovremmo chiamarlo così”.
“Non credo proprio. Ci pensiamo un altro po’ e poi decidiamo”, sbuffò. Con un movimento fluido si rimise in piedi, ma si vedeva che era ancora dolorante. “E smettila di pestarmi i piedi. Mi servono per le gare”. Mi lanciò un’occhiata fulminante con i suoi occhi di un celeste intenso, quasi blu.
“Carter, andiamo!” la voce potente, ma gentile di suo padre lo stava chiamando dall’altro lato della staccionata bianca di legno, dove poco prima aveva parcheggiato a ridosso del marciapiede l’auto di servizio con scritto sulla fiancata ‘Officina Fitzpatrick’, per caricare nel bagagliaio gli ultimi scatoloni.
E così era arrivato il momento dei saluti.
Osservai il signor Fitzpatrick mentre gli faceva segno di raggiungerlo: indossava la tuta da lavoro grigia coperta da macchie d’olio e grasso di motore. Doveva essere venuto direttamente dalla sua officina solo per prendere Carter e le sue cose. Aveva il volto tirato in un’espressione stanca e arcigna, con la fronte corrugata coperta da qualche ciuffo sudaticcio di capelli di un biondo cenere scuro, anneriti dallo sporco.
“Devo andare”, a Carter tremò il labbro inferiore per il pianto in grande stile che era riuscito a trattenere dopo il pestone sul piede.
Annuii. Di solito ci salutavamo battendo un pugno contro l’altro, oppure con una pacca sulla schiena. Quando eravamo più piccoli ci abbracciavamo anche, però. E quella era proprio l’occasione da abbraccio. Quindi, dopo averlo guardato in cagnesco, con gli occhi appannati dalle lacrime, mi lanciai per abbracciarlo forte. In un primo momento rimase fermo, quasi sorpreso, ma poi anche lui dovette cedere e stringermi con le sue braccia esili. “Sarai sempre la mia migliore amica, Woden”, mi sussurrò all’orecchio.
“Anche tu il mio”, lo dissi con un soffio di fiato, con una vocina dolce, rotta dalla tristezza. Mi schiarii la gola con un colpo di tosse e mi discostai, prendendo le distanze.
Carter aveva il broncio, con le labbra strette e protratte in fuori. Prese un gran respiro, fissandomi negli occhi e poi, all’improvviso, si impettì, baldanzoso, ignorando del tutto gli sbuffi di suo padre. “Io Carter Fitzpatrick, prometto di incontrare la mia amica Woden Audrey Doolittle, ogni mercoledì sera. Giuro solennemente di rispettare questo accordo, anche se mi trovassi in punto di morte, rapito dagli alieni, trasformato in un vampiro, in uno zombie…”
“Carter”, cercai di fermarlo, perché quando incominciava a parlare – a dire fesserie – non la finiva più.
“O alle prese con una gara di go-kart…” continuò, senza darmi retta.
Sbuffai. “Carter”, lo richiamai di nuovo.
“O con la febbre…” non c’era verso. Quindi lo presi per le spalle e cominciai a scuoterlo.
“Carter, ho capito”, gli urlai. Tossicchiai, per poi calmarmi. “Continua”.
Mi fissò per un attimo, sbattendo le ciglia contrariato. “Dicevo”, sospirò. “Che giuro di incontrarti ogni mercoledì sera”.
Dopodiché raschiai la gola e sputai la saliva sulla mano e gliela porsi, affinché suggellassimo l’accordo. Carter contrasse il volto in un’espressione schifata, con la bocca tutta storta, pronta a pronunciare un sonoro “Bleah”. Ma alla fine fece spallucce e scaracchiò sulla mano, o meglio sbavò sulla mano con una quantità industriale di saliva, e mi strinse la mano ancora con le labbra contratte per il ribrezzo. Io gli offrii un gran sorriso di rimando.
“Beh”, si strofinò ben bene la mano sui pantaloni che gli arrivavano fino al ginocchio. “Almeno non hai proposto un patto di sangue”, sghignazzò con la sua risatina intermittente, che finiva con un grugnito.
“Carter, ultima chiamata! Tra dieci secondi me ne vado. Dieci…” suo padre, in effetti, aveva avuto sin troppa pazienza.
Carter abbassò lo sguardo, rattristato anche lui, come me. Perché sapeva che niente sarebbe stato come prima, anche se avremmo continuato a vederci comunque a scuola. Ma non sarebbe stata la stessa cosa.
“Allora ci si vede, Wod”, fece qualche passo indietro, senza perdere il contatto con i miei occhi.
“Ci si vede, Saetta”. Gli piaceva un sacco quando lo chiamavo con il soprannome che si era dato da solo. Come avevo previsto, riuscii a strappargli uno dei suoi sorrisi metallici. Poi si voltò e cominciò a correre tagliando per il vialetto, per poi uscire dal cancello in legno.
Presi un gran respiro dopo averlo visto entrare in auto. Il signor Fitzpatrick agitò la mano verso di me per salutarmi e io feci lo stesso, dopo averla pulita sulla maglietta. Fu in quel preciso istante, che capii davvero che Carter mi sarebbe mancato, più di quanto avessi immaginato. E forse anche di più.
 Che cosa ne pensate??
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Buone Letture,